Anadi 'Hagi' Mishra

Frutto di una spora d’induismo attecchita nella culla della cristianità, Anadi “Hagi” Mishra nasce da un bramino e una romano-torinese, sotto il pontificato di Paolo VI.

E’ del leone con ascendente scorpione, il ché sembrerebbe voler dire che non è fregnone come appare. Sì, c’è scritto proprio “SEMBREREBBE”. Sin dalle elementari manifesta un vivace interesse per la storia. Alla maturità porta italiano e storia, e si laurea in storia alla Sapienza di Roma, e ci tiene molto a far sapere che diede la terza annualità di Contemporanea con l’attuale Sindaco di Roma, già Ministro delle Finanze, e quindi i laureati con Tremonti e Padoa Schioppa muti. A sedici anni, però, già aveva deciso di fare il musicista, anche se già all’epoca coltivava la scrittura creativa, umiliata con la stesura di qualche raccontino per Forum.

Inizialmente, complici i rutilanti anni novanta, sbarca il lunario cercando di non lavorare mai: da piccolo è percussionista di gruppi indipendenti, da giovane è dipendente di cantanti con contratto discografico; da adulto riesce a chiudere ogni settimana un giornale delle Poste Italiane – “E’ Sabato” – facendo appello a tutte le sue risorse creative (maturate nel giustificare i suoi ritardi sin dal tempo delle elementari), e il settimanale “YoYo – Tutto quello che fa musica a Roma” – grazie a bustarelle passate sottobanco a molti dei suoi ex-colleghi in cambio di interviste e notizie in anteprima. All’età della pensione (quasi), Anadi “Hagi” Mishra si arrende al lavoro, proprio quando la gente normale comincia a pensare di smettere, e si trasferisce in Repubblica Ceca, dove lavora all’IBM di Brno. Qui(vi) impara la sapienza della Data Analysis, e cambia radicalmente la sua visione del mondo digitale. Dura poco. Complice una Pandemia globale si sposta nella confinante Austria ove convola a nozze e prova a mettere radici. Vedendo facendo.

Ha conseguito un Dottorato di Ricerca presso La Sapienza di Roma con un progetto sulle identità in transito nel 2015, e ha dato alle stampe il suo primo romanzo, Il Sangue di Trilussa nello stesso anno. Nello stesso periodo si dedica all’Indianistica, spaziando tra le religioni, filosofia e storia del Subcontinente.

Contemporaneamente Genesista e Pinkfloydiano, Anadi “Hagi” Mishra ama: Howard Hawks e George Cukor, Philip Roth, Trevanian, Ellroy e Simenon, Dylan Dog e Bill Evans e la Scuola di Canterbury pur non disdegnando quella Divina di Hokuto. Tiene un blog – questo – su cui verga OCCASIONALMENTE il suo cyber-spleen a sfondo laziale.

Attualmente vive ubiquo.

Quote preferita:

«Più vado avanti più ingrasso» (A. Cerruti)