G&E si sono svegliati in buona salute questa mattina verso le 9,30. La casa, di giorno, è luminosa e accogliente.

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La scelta sembra aver premiato.
Siccome in casa non c’è assolutamente nulla da mettere sotto i denti, e Giacinto non ha nemmeno cenato ieri sera, i due si cataminano fuori di casa, alla ricerca disordinata e afro di qualcosa da mangiare.
Trovano il Danubio, che – per quanto grosso – non promette un sapore adatto a sostituire il caffè della mattina:

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Camminando lungo la riva, l’intrepido duo si trova di fonte ad un guscio poligonale, dalla forma ellittica e dalla trama architettonica che richiama un po’ il vecchio Epcot a Orlando:

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È un centro commerciale. Concludiamo che dentro ci sarà sicuramente un supermercato, e decidiamo di farci un giro. Bellissimo, davvero elegante (ci ripromettiamo di risalire all’architetto), ma vuoto come i nostri stomaci, e con dei bar che offrono birra scura alle dieci del mattino. Il tempo di notare che sulle scale ci sono le mattonelle dei palazzi umbertini di Prati, Esquilino e Nomentano:

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che troviamo due negozietti che attirano l’attenzione.
Il primo vende oggetti vintage, roba dannatamente seria:

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Il secondo, invece, vende prodotti tipici, tra cui marmellate, succhi di frutta e cazzate del genere. Prendiamo una busta di cibarie, dolci e salate, e andiamo a fare colazione lungo il Danubio, ma allo stesso tempo in un luogo a me familiare:

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Rifocillati, andiamo verso casa. Potremmo essere a Praga, Vienna o a Rebibbia. Incrociamo una piazza con una porta che dà su un mercato coperto.

roba piccina

pensiamo.

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È enorme. Mi spezzo la schiena per la spesa, ma torniamo a casa tronfi e pronti ad affrontare i Magiari con il frigo di casa pieno. È un’altra storia.

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