Laziale sì, laziale no.

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QUESTO È UNO SFOGO. Uno dei pochissimi, e su un tema che è allo stesso tempo sia il massimo della futilità, sia profondo, profondissimo. Parlo di tifo. Di Tifo laziale, nella fattispecie. Il Tifo è senso di appartenenza, storia, tradizione e lessico familiari. È – a seconda delle latitudini – un forte marcatore identitario, uno dei pochi che non soffre eccessivi danni dalla liquefazione della società. Che cosa vuol dire essere laziali, oggi? Il tifo è fatto dai tifosi, e ogni squadra di tradizione è stata rappresentata da molte generazioni, che andavano via via ricambiandosi. Tutto l’apparato simbolico – i colori, gli stendardi, la custodia della storia – veniva mantenuto, ma continuamente reinterpretato di padre in figlio. Ma quindi, ’sti laziali di oggi, chi sono?

Non sono più quei commendatori di Piazza Mazzini, che ricordavano gli allenamenti in Piazza d’Armi; non ci sono più, erano belli, ma sono morti tutti.

Ci sono i ragazzi del 74’: Negli anni settanta, una squadra di banditi rubò il cuore di chi li aspettava da una vita, per la giusta e agognata riscossa. Loro hanno fatto un lavoro eccellente, ed ora sono molto spesso padri (quando non nonni) di giovani che sono già laziali nel midollo;

Quelli degli anni ottanta sono uomini di mezza età, che vedono la Lazio come segno di distinzione. Un laziale degli anni ottanta sa cos’è l’onore. Negli anni ottanta, essere laziali significava essere contro l’ovvietà. Era scegliere la testimonianza invece facili festeggiamenti, era impazzire per Bruno Giordano, Trasteverino nostro. Vero.

Negli anni novanta, in quel periodo particolare in cui il tifo ha cominciato ad essere percepito come un problema di ordine pubblico, è nato un laziale diverso, quello Cragnottiano: un’ampia pletora di Clienti da un lato, e la Curva “fisica” improvvisamente radicalizzata a destra dall’altro. Due modi di essere tifosi, riuniti sotto lo stesso già citato apparato simbolico. Gli Irriducibili e Guido Paglia. Lì è nata una prima frattura significativa, nel tifo laziale. Il curvaiolo disprezzava quelli della tribuna, i quali a loro volta spesso si dissociavano da “Certe Frange”.

Nella prima metà degli anni 2000, un nuovo afflato di Lazialità anni ottanta, con i problemi societari, con gente per bene innamorata della Lazio che ha lavorato per preservarla (sto pensando ad Ugo Longo). Penalizzazioni, storie oscure, e il disperato bisogno di chiudersi a pugno e resistere, tutti insieme. Il 2007 mi abbonai, da solo.

Infine, l’età Lotitiana contemporanea: Guardando i fatti (presenza costante in serie A e in Europa con punte in Champions League, evitando fallimenti o retrocessione; diversi trofei vinti, conti in ordine, ottimo scouting e un settore giovanile da rivedere ma di solida tradizione) sono risultati importanti, date le premesse. Per Lotito bisogna aspettare un giudizio storico, è troppo presto per valutarlo. Lanciarsi in un senso oppure in un altro non è sensato, si è pagato tanto, ma qualcosa si è ricevuto. Chi è diventato laziale nell’età Lotitiana avrà diversi problemi, nella vita da laziale, e molti di loro sono belli che maggiorenni, quindi ad oggi attivissimi

Ecco, e i Cragnottiani? Dove stanno quei trenta/trentacinquenni che facevano 46.000 abbonamenti negli anni belli? Che cazzo di fine hanno fatto, visto che allo stadio non ci va più nessuno? Hanno cambiato squadra? Oppure – magari – sono quella specie di Plancton che vegeta sui social, e che non perde occasione di vomitare fiele sulla squadra? Non penso lontanamente di giudicare quello che la Lazialità diventa, ma quanto meno mi prendo la libertà di vederla per quello che è, in tutte le sue sfumature. Allora mi chiedo: posto che siamo TUTTI FRATELLI, (io sono diventato laziale *prima* di avere una qualunque ideologia politica, quindi qualunque laziale ha in me una sponda dialettica, per principio), com’è possibile che si siano create delle VORAGINI tra di noi, nel vedere la Lazialità? Ma solo io sono rimasto a sostenere una squadra? A perdonare i suoi giocatori, perché portano quella maglia? Ma io vi chiedo, quando vedete le partite, che cazzo avete nella testa? Perché c’è tutto ‘sto veleno? Ma chi credete di essere? Allenatori? Presidenti? Direttori Sportivi? Mentre ve magnate le patatine sul divano? Ma Cristoddìo, il TIFOSO lo sapete fare? La capacità, perlomeno durante quei cazzo di novantacinque minuti, di TORNARE BAMBINI, di avere quella CAZZO DI INGENUITÀ, senza la quale guardare qualunque campionato NON HA SENSO, ce l’avete?

La settimana che ci aspetta sarà pesante, difficile e oltremodo stressante. Ci sono un sacco di gruppi di Laziali, su Facebook. Alcuni li trovo davvero fastidiosi. Io credo abbia a che vedere con le dinamiche comunicative vincenti sui Social: spararla più grossa, porta più contatti e interazioni. Ma la domanda è: è degno, per un laziale, fare clickbaiting in questo modo così volgare? Oppure pensate che essere Laziali significhi spalare merda sui nostri colori, magari perché siete cresciuti con Lotito? Beh, ragazzi, la Lazio esisteva prima di Lotito, e continuerà ad esistere, perché le persone passano, la squadra resta. Quindi, per l’amor di Dio, DATEVE ‘NA CAZZO DE REGOLATA!

By |2018-05-13T20:08:19+00:00Maggio 13th, 2018|La Sezione Aurea, lazio, s.s.lazio|0 Comments

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