Esplosioni tra India e Pakistan
Un punto su quanto sappiamo sugli attentati ad Islamabad e nel Waziristan, e la loro correlazione con l'esplosione di Delhi del 10 novembre 2025.
Un punto su quanto sappiamo sugli attentati ad Islamabad e nel Waziristan, e la loro correlazione con l'esplosione di Delhi del 10 novembre 2025.
La finale tra Alcaraz e Sinner è stata tra le più belle mai giocate in un torneo ATP. Ci sono tutti gli ingredienti per avere anni di grandissime sfide, ma rischiamo di rovinare tutto. Vediamo perché.
A margine di una discussione molto viva sul cambio di orientamento occidentale sul Genocidio in corso a Gaza e in vista dell’organizzazione di una manifestazione da parte del PD, si esprime qualche perplessità e qualche consiglio sulla piattaforma politica, e si chiamano le opinioni pubbliche alla vigilanza e alla massima attenzione.
Comunicato della Brigata Frustalupi sulla sua adesione alla campagna “Show Israel the Red Card”
…Lascio qui una nota: in caso di III Guerra mondiale, lassa fa che Giulietto aveva detto che sarebbe partita dall’Ucraina; la verità - come sempre - è che gli USA cercano di difendere il dollaro, e chi detiene il loro debito pubblico se sarebbe anche rotto’r’cazzo de finanzià le guerre loro e un equilibro di Yalta che ormai è fuori dalla storia. A occhio e croce si sta cercando di intaccare l’egemonia dello Zio Sam sui mari. ‘Na volta risolto sto nodo, il mondo diventerà multipolare, a trazione Cinese, Russa, Indiana e SudAmericana. E allora i cazzi saranno aspri. Ma aspri veri.
La querelle Bianchi/Jebreal rappresenta molto più di uno screzio: è uno scontro sulle modalità di gestione del conflitto, e tocca un tema molto caro a queste pagine, cioè il rapporto tra ragionamento umano e adattamento all’algoritmo, al momento necessario per agglomerare consenso. Cerco qui di esporre il tema, conscio di spostare il tema del confronto dalla disparità di genere alle modalità di articolazione del discorso pubblico. Ma tanto, tutto è nato dalla Questione Palestinese. È la Società Liquida, bellezza, e ognuno parla di ciò che vuole. Senza costrutto. Tanto bastano le “reactions”.
Non so perché su CH a un certo punto mi sono sentito investito dal sacro fuoco della militanza. Sono antifascista e antirazzista, ma non ho mai sentito la necessità di espormi in prima persona. Non so precisamente il perché: da una parte la mia ben nota pigrizia, dall’altra la vaga sensazione di stare nel mezzo di un fiume tra due sponde, e di essere troppo lontano da entrambe: l’una quella dell’etnicità minoritaria, l’altra quella dell’appartenenza ad una media borghesia piuttosto conformista. Poi arriva ClubHouse. La reificazione del social che ho sempre desiderato, quello che ti fa usare la parola come vettore, e che premia le capacità oratorie e di gestione organica del pensiero. Finalmente! Basta mischiarsi con truppe cammellate d’imbecilli, con i loro stendardi di “la gente anno le palle piene” o “l’Italia e dei tagliani”; come potrebbero mai reggere un colloquio senza farsi esplodere la testa? E infatti, all’inizio è stato proprio così. Complici la voglia tutta pandemica [...]
Caro Etere, Ho aspettato solo ora per vergare alcune riflessioni - senz’altro imprescindibili - sulla mia esperienza in Clubhouse. Cinque giorni di produttività buttata, passata con le cuffiette e il telefono in mano. Sguardo perso nel vuoto. Voce quanto più impostata possibile. Voglia di gente sconosciuta con cui parlare. Ora, sono sedici anni che ho SezioneAurea (il mio primo blog), dodici anni che sto su Twitter e tredici che sto (a diverso titolo) su Facebook. Sono un pioniere per ragioni anagrafiche, ma non sono mai diventato una Webstar. Dice: “perché?” Perché all’epoca non trovavo umano passare sul web la maggior parte del tempo, con un occhio sull’iPhone 3G e l’altro sul monitor catodico Trinitron a 19 pollici. Era un fatto posturale: non accettavo la forma che prendeva il mio corpo, una specie di grande “C” con un po’ di panza e gli occhiali. E poi, la mia senile natura “analogica”: l’astio verso il “segnale discreto”, quella parola che richiama un [...]
Giusto in tempo per evitarsi l’orrore del linciaggio mediatico di una ragazzina. Ma bastano la radio e altri social (persino Instagram!) per farsi un’idea. E una volta eravamo “brava gente”. E in più si spengono le poche voci che valgono qualcosa. RIP Ezio Bosso.
Mi sacrifico, con moderazione, sull'altare dei BetaTesters. Perché m'interessa conoscere gli abissi dell'animo umano, e pure vedere chi se ne approfitta. Addìo https://pasupati1972.sarahah.com/